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Diario di Avel - " L'isola misteriosa e fin troppi sederi"

Eppure mi sembra di conoscere queste persone, quel simbolo all’ ingresso della gilda…ma certo sono i Booty Hunters che ho reclutato per andare a cercare un cimelio di mio padre ma, non avevamo già raggiunto l’isola, il relitto e poi quel globo luminescente? Cosa ci facciamo di nuovo qui? Devo sedermi un attimo e tornare indietro con la memoria perchè mi sfugge qualcosa.

Mi trovavo fuori dal Club di Caccia al Piccione insieme al quel ciccione di Burp e gli altri quando mi si è avvicinato un piccolo halfling che assomigliava molto ad un mio vecchio compagno di ciurma, anzi era proprio lui, Kwit! Lo credevo morto nel naufragio e invece era li davanti a me, sicuro di aver trovato la nostra nave (e il suo carico) spiaggiata su di un’isola a largo di Munamak e che certamente doveva contenere anche un oggetto appartenuto a mio padre.

Da soli non saremmo mai stati capaci di portare via il carico e per questo mi recai dai “Booty Hunters – quella botta di culo che stavate cercando”. Dopo aver reclutato quattro dei loro avventurieri, non i più alti vista la presenza di due halfling, un monaco e un ladro (almeno mi sembrava di avere Zaitor intorno) e neanche i più svegli visto l interesse dell’elfo al mio deretano e gli sbadigli del mezz’orco, ma non c’era molto tempo da perdere. Così a bordo della Rosa Rosa di Kwit lasciammo il porto di Munamak; dopo diverse ore da prua iniziò a salire una certa nebbia, insolita per la fascia di mare in cui ci trovavamo ma non così fitta da impedirci di attraccare sull’ isola che all’ improvviso ci si parò davanti. Ricordo che poggiati i piedi sulla spiaggia si sentiva come un tremolio e che Kwit aveva una piccola mappa stropicciata per cui ci guidava lungo la spiaggia quando un pezzo di nebbia si staccò dal resto e ci venne incontro minaccioso, dannati elementali dell’aria! Due dei nostri vennero scaraventati a terra e Kwit era nascosto dietro una roccia (come un tempo si rintanava nella stiva durante una “trattativa commerciale”) quando il piccolo ladro infilzò con il suo pugnale le chiappe del mostro staccandogliele di netto e urlando: “Queste le appendiamo all’ingresso!”.

Dopo quel combattimento Kwit credeva di aver perso la mappa ma per fortuna il monaco riuscì a trovarla e scettico sulla sua reale utilità iniziò a tartassare lo spaventato Kwit di domande. Fugati o meno i dubbi sulla mappa ripartimmo finchè non potemmo piu proseguire a causa della presenza di un alto e liscio faraglione che ci costrinse ad attraversare la giungla e a salire verso quella che sembrava una montagna. Kwit ci faceva cambiare continuamente percorso e mano a mano che salivamo di quota le vibrazioni del terreno diminuivano; da quella quota notammo come l’isole fosse circondata dalla nebbia in modo quasi innaturale.
Le vibrazioni intanto erano diventate come un ticchettio, quasi ritmico e sempre più forte provenire da una spaccatura nella roccia poco piu avanti. Io e l’elfo ci avvacciammo per vedere meglio: uno, non era roccia ma una specia di materiale liscio e scuro, due, non si riusciva a vedere il fondo e tre…c’erano ingranaggi enormi all’interno, ecco cosa produceva quel rumore…ora ricordo tutto, ma non acceleriamo le cose.

Proseguimmo lungo un percorso e finalmente scorgemmo la nave “Cristina” ma non era esattamente dove me la immaginavo: addossata sul fianco roccioso della montagna e non sulla costa, come era possibile che la tempesta fosse stata così forte da spingerla a quell’altezza?
C’era uno squarcio dove un tempo riponevamo le merci, molte dovevano essere andate perduta durante il naufragio; nonostante l’aria spettrale e i buchi sui pavimenti e ovviamente il fatto che camminavamo sui soffitti essendo la nave inclinata, riuscii a raggiungere la cabina del capitano insieme all’elfo e Twink mentre gli altri esaminavano il resto. Puntai dritto al diario di bordo che si trovava essattamente davanti a me, come se volesse essere trovato; all’interno speravo di trovare informazioni sui carichi “speciali” e le note del capitano il giorno della scomparsa di mio padre. Dovetti sfolgiare più volumi prima di trovare quello che stavo cercando:

1445, 19 Basso Inverno
Non possiamo uscire. Non possiamo più uscire. Hanno preso il ponte e la stiva. Albedar e altri sono stati fatti prigionieri. Tamburi dagli abissi e risate dei Tiefling, simboli di piovra sui loro vestiti. Maledetti diavoli, che se ne tornino da dove sono venuti. Almeno ho salvato qualcosa nel mio baule.

Fu a quel punto che realizzai che mio padre era stato fatto prigioniero…dovevo trovare quel baule a tutti i costi; Twink mi consigliò di cercare nella mia cabina visto che in quella del capitano non c’era nulla. Frugammo dappertutto insieme visto che più di due persone non ci stavano, spostai la mia branda e inavvertitmente chiusi la porta…poi all’improvviso Twink mi colpì alla testa, riuscii a urlare prima di cadere svenuto in modo che gli altri all’esterno potessero sentirmi.

Mi risvegliai poco dopo scosso dal mezzo’orco che mi caricò sulle spalle e dopo aver raccontato l’accaduto stavamo correndo verso Rosa il piu in fretta possibile…Twink si sarebbe diretto subito lì per poi abbandonarci sull’isola, e probabilmente con il mio tesoro. Arrivammo prima di lui, o almeno se era davvero diretto li, e notammo come la spiaggia si fosse allungata a dismisura, quasi come se l’isola si stesse sollevando dal mare. Dovevamo raggiungere il mare con la nave prima che fosse tardi e non potevamo lasciarla li incostudita…dimenticavo che Twik non era solo, c’era un altro marinaio quando partimmo, un suo complice a questo punto, anche lui svanito nel nulla. Nonostante i nostri sforzi non fummo in grado di spostarla, e se non c eravamo riusciti noi l’halfling meno che meno. Cosi ci caricammo le scialuppe in spalla e salimmo alla fessura nella montagna, un posto sicuro per riposare la notte e probabile seconda meta di quel piccolo bastardo.

L’indomani mattina, aiutati dalla luce del giorno, decidemmo di calarci nella fessura mandando avanti l’elfo. Ci vollero tutte le nostre corde unite per raggiungere il fondo, facendo attenzione agli ingranaggi e ai pistoni che sbucavano ovunque.
Mi mancano le parole per descrivere quello che accadde là sotto, ancora non capisco quanto fosse reale…davanti a noi c’era un sentiero artificiale, liscio come le pareti, che attraversava questi giganteschi ingranaggi con una naturalezza inquietante; scritte in una lingua incomprensibile erano incise sulle pareti. Alla fine del sentiero una serie di gradini ci condussero ad una grande sala con al centro un globo azzurro luminoso che tutto ad un tratto emise una voce che sovrastava il ticchettio degli ingranaggi e non rimbombava: “Non siete ancora pronti per Atlantide”

La nostra prospettiva cambiò seduta stante e ci libravamo nell’ aria sopra l’isola che isola non era…era una gigantesca tartaruga e con un battito di ciglia mi sono ritrovato nella sala principale dei “Booty Hunters – quella botta di culo che stavate cercando”, con i quattro mercenari davanti a me seduti, l’orco mentre sbadiglia, l’elfo incantato dal mio didietro e tutti a guardarci esterrefatti.

Che quest’avventura fosse stata reale ne eravamo certi: sabbia nei vestiti, odore salmastro e resti di insetti sulla giacca, nonché un sedere di elementale dell’aria appeso all’ingresso della gilda. Ci scambiammo dei sorrisi di assenso e uscii dalla sala.

È il momento che mi ricongiunga ai miei vecchi compagni, saranno sicuramente in qualche pasticcio.

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